Furadantin 50

Brutta rogna la cistite. Parcheggio sulla fermata dell’atuobus dietro ad un paio di macchine. E’ l’unica farmacia aperta. Entrando mi accorgo di aver lasciato aperto il finestrino del passeggero, la cosa mi procura un’ansia sottile e persistente: immagino qualcuno che irrompe dentro l’auto e cerca qualcosa di valore. Una breve rassegna mnemonica degli oggetti presenti mi tranquillizza. Penso anche che per quanto mi creda immune, giornali e telegiornali mi stanno rincoglionendo e sto diventando paranoico. Tengo comunque d’occhio la mia Fiesta, mentre aspetto il turno e valuto la necessità di cambiare spazzolino, passandomi la lingua sui denti.
Camice Celestino congeda il cliente che mi precede e mi invita protettivo al banco. Getto uno sguardo sul foglietto che tengo in mano e pronuncio solenne parole di cui non conosco il senso: “Mi servirebbe Furadantin 50 e Uva Ursina”. Camice Celestino si scosta di lato, digita pensieroso sul terminale e dopo qualche secondo solleva il capo con fatalità: “Per Furadantin 50 ci vuole la ricetta”, ammonisce. L’interazione ostile mi lascia rigido, allargo le braccia sforzandomi di dissimulare. “Mi spiace, si tratta di un’urgenza per un’amica. Non ho con me la ricetta e non c’è stato tempo di andare dal medico. Poi è domenica, è l’unica farmacia aperta”. Ho degli argomenti che ritengo solidi. Camice celestino quasi comprende la situazione, ma non sembra in grado di prendere una decisione autonoma. Si appella così alla volontà di Camice Bianco lì accanto, alle prese con altre richieste. Camice Bianco parla con il subordinato come se io non esistessi, la voce severa: “Non possiamo dare Furadantin 50 senza la ricetta”.
Forse non hanno capito. Interrompo la ramanzina professionale e descrivo di nuovo la situazione: “Domenica. Unica farmacia aperta. Urgenza. Cistite”. Stavolta dissimulo male. Camice Celestino torna da me con la coda tra le gambe, ne deduco che non doveva neanche azzardarsi a porre la domanda. “E’ che non possiamo dare dei farmaci che magari poi non servono”. “E se invece servono?”. Lo sguardo di Camice Celestino è implorante: “Deve rivolgersi alla guardia medica, farsi fare la ricetta e poi venire da noi a prendere il medicinale, guardi è proprio qui vicino, in via ***, si fa fare la ricetta e noi le diamo il Furadantin”. Camice Bianco sorveglia la scena, attento che Camice Celestino abbia imparato la lezione.
No, non capiscono. Non capiscono che anche di fronte alla guardia medica, io andrei per conto di un’altra persona e il problema sarebbe lo stesso. Come può la guardia medica accertarsi e prescrivere il farmaco se non sono io il paziente?
Ecco cos’era. La preoccupazione per il farmaco non necessario è poco meno che malcelata ipocrisia. Alla base di tutto c’è dunque una questione di responsabilità. Poco importa poi che si tratti di un’emergenza e io non abbia la minima idea di dove la Guardia Medica abbia il suo ambulatorio. Poco importa che uno stia male o meno. Ai due Camici non gliene frega un cazzo delle malattie, loro non hanno altra responsabilità che quella di vendere dei medicinali possibilmente non scaduti. Pensano che la bilancia parlante e il divanetto rosso siano sufficienti ad eludere il loro senso civile e a rendere le persone docili e disciplinate. Se ci sono delle responsabilità, se le prenda la guardia medica. Tutto ciò mi manda in bestia. “Quello che sta succedendo è scandaloso. Non sono venuto neanche a chiedere del metadone, ma un Furadantin 50 per una cistite e voi non siete capaci di darmelo”. Altra gente attende nella sala, e assiste. Mi aspetto una reazione, invano. Camice Bianco e Camice Celestino fissano entrambi la colonna ottusi e incapaci di ostentare indifferenza. Per un attimo m’illudo che riescano almeno ad essere consapevoli della loro piccola mediocrità. Poi prendo la busta con l’Uva Ursina e me ne vado. Per l’Uva Ursina non serve la ricetta.
Me ne vado e li odio.

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